diritto alla riparazione

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Cos’è il diritto alla riparazione? A quali dispositivi si applica? Vediamo insieme cosa cambia per gli elettrodomestici con il nuovo regolamento UE.

Dal primo marzo il Diritto alla Riparazione è realtà. L’UE compie così un passo importante per contrastare l’annoso problema dell’obsolescenza programmata, tutelando consumatori ma anche professionisti del settore. La norma, sotto forma di regolamento, prevede un una serie di interventi inerenti al ciclo di vita del prodotto con l’obiettivo di migliorarne durabilità, la riparabilità e soprattutto la sicurezza.

 

Andiamo a vedere in cosa consiste il diritto alla riparazione (right to repair) e cosa cambia per tecnici e consumatori.

Cos’è il diritto alla riparazione?

Fino ad ora la rottura di una semplice guarnizione poteva significare dover cambiare l’intero elettrodomestico. In più di 10 anni di attività quello della mancanza dei ricambi è sicuramente il problema che più ci si è presentato. Da adesso però non sarà più necessario rottamare e acquistare un nuovo elettrodomestico per ogni piccolo problema.

La nuova norma infatti obbliga le case produttrici a creare elettrodomestici in modo da garantirne la riparazione, anche attraverso il facile reperimento dei pezzi di ricambio.

Questo vuol dire che dovranno essere assicurati ai riparatori professionisti ricambi per c10 anni, in modo da allungare il ciclo di vita, evitandone la rottamazione precoce. Ora più che mai è quindi importante affidarsi ad un professionista per evitare sprechi di tempo e di denaro. 

Nello specifico, sul testo del regolamento UE 2021/341 della Commissione europea, si legge: «i fabbricanti o gli importatori saranno ora obbligati a mettere a disposizione dei riparatori professionisti una serie di pezzi essenziali (motori e spazzole per motori, pompe, ammortizzatori e molle, cestelli di lavaggio ecc.) per almeno 7-10 anni dall’immissione sul mercato dell’Unione europea dell’ultima unità di un modello».

Deve essere possibile non solo aggiornare i componenti dei prodotti ma anche i software. E non finisce qui: i fabbricanti dovranno garantire la disponibilità anche degli elementi compatibili con il “fai da te”, qui con tempi massimi per la consegna di 15 giorni lavorativi a partire dalla data dell’ordine.

 

I dispositivi coinvolti 

l diritto alla riparabilità non vale per tutti i tipi di prodotto, ma solo per alcuni. La lista è ancora breve, motivo per cui c’è ancora molta strada da fare per il passaggio ad una vera e propria economia circolare. L’obiettivo della norma infatti è quello ridurre l’impronta ecologica incentivando il riuso degli oggetti, partendo dagli elettrodomestici. 

Le nuove norme al momento si applicano specificamente a: lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, schermi (compresi anche i televisori). Al momento sono esclusi invece smartphone e computer portatili. Vedremo se nel tempo le rivendicazioni delle associazioni di categoria riusciranno a far ampliare ulteriormente questa lista. 

Quel che è certo è che questa norma facilita la riparazione dell’elettrodomestico risolvendo uno dei problemi più fastidiosi: quello dei pezzi di ricambio.

Cosa cambia con il diritto alla riparazione 

Si tratta di una norma che prende la forma di regolamento, e siamo ancora ben lontani dalla realizzazione di una struttura legislativa che permetta la transazione ad un’economia circolare. Quello che si è ottenuto, per ora, è che la maggioranza dei pezzi di ricambio dei prodotti elencati sopra dovrà essere messa a disposizione dei riparatori professionisti. L’unico compromesso è rappresentato dai 15 giorni per la consegna, troppi per un intervento su un elettrodomestico.

In questo modo il consumatore sarà ancora più tutelato rispetto al passato, avrà la possibilità di riparare e non sarà più obbligato (nella maggior parte dei casi) a rottamare il dispositivo. 

Si tratta di un’autentica vittoria dell’associazione internazionale Right to Repair, nata con l’obiettivo di combattere lo spreco di risorse e l’obsolescenzaa programmata.

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